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Il traditore: un film che fa riflettere e che mette a nudo una storia vera

Il 6 febbraio uscirà nelle sale svizzere il film che ha fatto pensare e discutere durante il festival del cinema.



È l’unico film italiano in concorso a Cannes, con la regia di Marco Bellocchio che mostra con passione, dolore, la sua testimonianza, su Cosa Nostra e ripercorre l’ esistenza umana prima che criminale o processuale di Tommaso Buscetta, il più famoso pentito di mafia. Interpretazione magnifica di Pierfrancesco Favino come protagonista, di Fabrizio Ferracane (il diabolico Pippo Calò), di Fausto Russo Alesi nei panni di Falcone e di Luigi Lo Cascio nei panni di Totuccio Contorno (altro pentito). Il film è ambientato in Sicilia negli anni Ottanta, parla della vita del primo grande pentito di mafia, che per primo parlò dei rapporti tra Stato e criminalità organizzata. È una biografia dell’ultimo periodo di vita di colui che venne definito «Il Boss dei due mondi», e il racconto passa quasi subito attraverso il fondamentale momento della scelta di collaborare con la giustizia italiana, fare rivelazioni cosi da permettere l’arresto di 475 imputati. In quegli anni è una guerra dura e spietata per il controllo della droga in corso tra i boss della mafia divisa tra Cosa Nostra e Corleonesi (di cui è leader Totò Riina). Durante una festa a casa di Stefano Bontate, Tommaso Buscetta, avverte il pericolo di una faida imminente tra i vari gruppi mafiosi e così decide di emigrare in Brasile per seguire i suoi affari al sicuro. Le tensioni non tardano a manifestarsi e il numero dei morti di boss della mafia e dei familiari sale come un contatore impazzito. I due figli di Buscetta e suo fratello vengono fatti sparire, e lui stesso si sente inseguito in America Latina, dove la polizia federale lo riconosce e lo riconsegna allo Stato italiano, finendo nel mirino dei rivali Corleonesi. Il giudice Giovanni Falcone gli offre di collaborare con la giustizia, chiedendogli una testimonianza indispensabile per incastrare l'apparato criminale mafioso. Buscetta decide di dare il suo contributo e cosi facendo la polizia riesce a eseguire centinaia di blitz ed arresti che destabilizzano Cosa Nostra. Nel 1986 inizia il maxiprocesso a Pelermo in cui il suo diretto avversario non è però Riina ma Pippo Calò, suo amico d’infanzia che nega di conoscerlo. I mafiosi vengono condannati e giurano vendetta su Buscetta, che viene posto sotto protezione negli Stati Uniti d'America. In sua assenza dall’ Italia molti suoi parenti incensurati vengono uccisi per ritorsione. Scoppia la bomba a Capaci e Buscetta alzerà il tiro facendo il nome di Andreotti: un tragico boomerang che lo costringerà a fuggire dall’Italia per sempre e vivere i suoi ultimi anni sotto copertura negli Stati Uniti. Il traditore è un film a doppio significato, perché il tradimento può essere visto dal punto di vista di Cosa Nostra, ma non lo è anche dal punto di vista del primo pentito Buscetta, per alcuni un eroe, per altri un infame, un opportunista di comodo ma anche un tramite per capire l'ipocrisia del sistema di giustizia. È dai silenzi di Buscetta ma anche dalle sue parole, che si nasconde il senso di un film che non è solo una ricostruzione storica rigorosa e documentata, ma anche una finestra che si affaccia sul mistero, sulle contraddizioni e i sogni infranti di un protagonista che Bellocchio non giudica mai puntandogli il dito e con cui non è spietato ma nemmeno indulgente. Se prima il protagonista andava e veniva tra due mondi, con il suo tradimento è poi diventato uno che andava e veniva tra due muri, tra la Questura dove era detenuto per i colloqui con Falcone, e tra la verità e la menzogna delle sue dichiarazioni. Film imperdibile, che racchiude tanto sull’ organizzazione politica italiana, tra le false verità e le scomode bugie. Fa riflettere, fa forse anche soffrire, perché come in tutte le cose belle, c’è sempre un rovescio amaro della medaglia.




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