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L’Italia al tempo del Coronavirus

L’Italia in questo momento è il secondo paese più contagiato al mondo dopo la Cina e con più decessi a causa del COVID-19, ma la gente nonostante tutto non ha mai smesso di perdere la speranza.

È bastata una notizia piombata a ciel sereno nel nostro bel paese per lasciare tutti attoniti e spaventati. Un evento così temuto e destabilizzante, ovvero il primo caso di paziente contagiato dal Coronavirus. Così chiamato il «paziente 1», anche se personalmente non mi piace identificare le persone con codici o numeri perchè si tratta di una persona, un marito con una moglie incinta di 8 mesi che lavora e svolge una vita normale. Il 38enne infetto di Codogno, piccolo paese in provincia di Lodi si era presentato al Pronto soccorso dell'ospedale una prima volta il giorno 18 febbraio senza presentare alcun sintomo che avrebbe potuto indentificarlo come «caso sospetto» o «caso probabile» di infezione da Coronavirus secondo le indicazioni della Circolare ministeriale del 27 gennaio 2020. Durante l'accesso nel Pronto Soccorso di Codogno è stato sottoposto agli accertamenti necessari e gli è stata somministrata una terapia. Tuttavia aveva deciso autonomamente di tornare a casa nonostante la proposta prudenziale da parte degli operatori sanitari di ricovero. Nella notte tra i giorni 18 e 19 febbraio, il 38enne si ripresenta al Pronto Soccorso dello stesso ospedale per un peggioramento dei sintomi; viene quindi ricoverato nuovamente e la mattina del 20 febbraio viene portato nel reparto di Rianimazione.


Il medico cinese diventato eroe

Volendo fare un passo indietro per chiarire lo sviluppo del virus, ricordiamo che tutto partì dall’avviso del medico oculista trentaquattrenne cinese Li Wenliang che aveva diffuso l'allarme in una chat condivisa con alcuni colleghi il 30 dicembre 2019. Aveva notato nel mese di dicembre sette casi all'ospedale dove lavorava di Wuhan (capoluogo della provincia di Hubei, nella Cina Centrale) di un virus che gli ricordava l’epidemia della Sars del 2003. Aveva tentato senza successo di avvertire i colleghi, di condividere l'allarme che quei casi sospetti avevano suscitato, ma subito dopo era stato convocato dai responsabili dell'ufficio pubblico per la sicurezza che lo mettevano in guardia dal diffondere «interpretazioni false» e che sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati. Venne arrestato insieme ai sette colleghi che avevano avvertito amici e conoscenti, successivamente però la magistratura cinese lo riabilitò perché serviva il suo aiuto all’ospedale. Il medico che aveva dato per primo l'avvisaglia sulla diffusione del virus e non era stato ascoltato purtroppo è rimasto anch’esso contagiato dal Coronavirus e morì giovanissimo, rimanendo un eroe per la patria. Il presidente cinese Xi Jinping sapeva dell'epidemia del nuovo Coronavirus già il 7 gennaio, cioè settimane prima che affrontasse pubblicamente la questione, chiedendo un'azione decisa alle autorità locali per fermarla. Secondo quanto pubblicato dal Giornale del Popolo, organo del partito comunista cinese, Xi durante una riunione dell’ Ufficio politico del partito cinese ai primi di gennaio emise ordini per lavorare al fine di prevenire e controllare la diffusione del nuovo Coronavirus. Questo lascia molti dubbi aperti, perché risulta che la narrazione ufficiale datava al 20 gennaio il primo intervento di Xi nella crisi. Ricordiamo che il primo caso di «polmonite misteriosa» a Wuhan era stato scoperto a inizio dicembre e per giorni e settimane la Cina aveva taciuto, facendo trascorrei i festeggiamenti per il Capodanno cinese.


Le caratteristiche del virus

Questo virus verrà chiamato inizialmente nuovo Coronavirus del 2019 (o 2019-nCoV) e sarà conosciuto anche come Coronavirus di Wuhan. Si tratta dell'ottavo coronavirus riconosciuto in grado di infettare gli esseri umani. Il nome ufficiale dato dall'OMS alla sindrome causata dal virus è COVID-19 (abbreviazione dell'inglese COronaVIrus Disease-2019). I coronavirus fanno parte di un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave). Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie. Sono comuni in molte specie animali (come i pipistrelli) ma in alcuni casi, se pur raramente, possono evolversi e infettare l’uomo per poi diffondersi nella popolazione. Si dice infatti che la maggior parte dei casi aveva un legame epidemiologico con il mercato all'ingrosso di frutti di mare e animali vivi di Wuhan. I sintomi più comuni sono febbre, stanchezza e tosse secca. Questi sintomi sono iniziano gradualmente e nei casi più gravi, l'infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte. Purtroppo a farne le spese si è visto dalle persone contagiate, non sono solo gli anziani e gli immunodepressi ma anche le persone giovani e in salute. Il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici, varia fra 2 e 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni.

Il decreto italiano «Io resto a casa»

L' 8 marzo a tarda notte il presidente italiano del consiglio Giuseppe Conte firma d'urgenza un decreto che prevede delle limitazioni piuttosto rigide per le zone più colpite dal virus ovvero l’intera Lombardia e poi le province di: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia. Il 9 marzo 2020 in una conferenza stampa dopo le 21.30 il presidente Conte ha annunciato nuovamente delle misure più forti per fermare l'avanzata del Coronavirus in un decreto ribattezzato «Io resto a casa» in cui le zone di contenimento o anche dette le zone arancioni si allargano a tutta l'Italia e non solo alla Lombardia e alle 14 province. Questo prevede dunque, uno stop agli spostamenti in tutto il Paese, a meno che siano motivati da esigenze specifiche, basterà un'autocertificazione per motivi di lavoro, salute e altre comprovate necessità. In tutta la Penisola rimarranno chiuse fino al 3 aprile le palestre e tutti gli impianti sportivi. Chiuse anche le scuole e le università. Si fermano la Serie A, le manifestazioni sportive in generale e gli impianti sciistici. Chiudono i negozi eccetto alimentari, farmacie, parafarmacie, tabaccai, edicole e benzinai. Stop anche a bar e ristoranti, centri estetici, parrucchieri e barbieri. Sospesi i matrimoni, i funerali e le funzioni religiose. Per chi non rispetta queste regole, ci saranno delle multe salatissime, delle denunce e fino a 3 mesi di carcere.

I nostri angeli con il camice

In questo momento, ci sentiamo tutti come piccoli topolini rinchiusi forzatamente in gabbia. C’è chi ha la fortuna di avere un pezzo di giardino per uscire a prendere una boccata d’aria fresca, chi invece è stipato in un piccolo appartamento magari all’ultimo piano di un palazzo. Le cose che davamo per scontato, come l’andare a cena fuori, o il potersi comprare dei vestiti in un negozio, in questo momento ci sembrano attività così lontane, ma altrettanto speciali. Hanno cambiato valenza ai nostri occhi. Dal telegiornale della sera, si sentono delle notizie sconcertanti, numeri di contagio che ogni giorno crescono vorticosamente. Sale la paura e la tristezza che attanaglia l'animo. A tratti ci sembra di non riuscire a vedere la luce alla fine del tunnel, ma dentro di me e dentro ai cuori di noi italiani sappiamo che c’è e ci arriveremo presto grazie al rispetto delle regole, e grazie all’isolamento obbligatorio. Medici, infermieri, forze dell’ordine, vigili del fuoco, farmacisti, stanno lavorando senza tregua 24h su 24 e ricoprono un valore inestimabile per la nostra amata nazione. Negli ospedali, gli operatori saltano turni di riposo, mangiano di fretta un panino mentre lavorano, spesso e volentieri non tornano a casa dalle loro famiglie, ma dormono in qualche stanzetta dei reparti per non lasciate i pazienti. Sono stati soprannominati «gli angeli con il camice».


Rinasceremo ancora più forti

Ora più che mai, mi sento fiera, dal profondo del cuore di cos’è e di cosa sta facendo questa fantastica nazione per tutelare i suoi cittadini da questo terribile virus. È stata criticata e additata, ma la verità è che semplicemente vi è stato un maggior numero di controlli e di prevenzione. Mi scende una lacrima sul viso, in questo momento mentre io vi sto scrivendo, ci sono migliaia di persone ricoverate dentro ad un ospedale, intubate e isolate da tutti. Non c’è giorno in cui il mio pensiero non va a loro. Molti sono morti soli e senza la possibilità di salutare o sentire almeno un componente della famiglia. Mi sento vicina in un abbraccio unico, seppur virtuale a chi sta soffrendo, a chi sta lottando, a chi ha perso una persona cara e a chi non smette nemmeno per un istante di crederci e di avere speranza. Questa mattina ho aperto la finestra e ho visto in giardino un albero di ciliegio in fiore. La primavera ignara di tutto è alle porte. Gli uccellini cantano, le formiche camminano tra i fili d’erba ed io rimango immobile ad osservare la bellezza e la grandezza del cosmo. La natura non si ferma, segue il suo corso come niente fosse, è all’oscuro di quello che sta succedendo intorno a lei, dentro alle case della gente e negli ospedali. Ci tengo a trasmettere a voi amati lettori un messaggio di speranza. Ho sempre voluto credere che nessun male venga per nuocere. Ci ricorderemo per sempre di quello che stiamo vivendo come un dolore comune, che ci unirà di più.

Viviamo in una società capitalista e frenetica in cui non c’è mai tempo per fermarsi ad osservare quello che ci circonda e ad ascoltare noi stessi e i nostri desideri. Siamo presi dal troppo lavoro, dal riuscire ad arrivare a fine mese, dal fare sempre di più, dal consumismo sfrenato, riversando così le nostre insoddisfazioni quotidiane e finendo per perdere di vista quelli che sono i valori essenziali e basilari, tanto semplici quanto dimenticati. In questo momento siamo costretti a rimanere soli con noi stessi, nelle nostre abitazioni, con le nostre famiglie anche se non tutti hanno questo dono. C’è chi ha gli affetti lontani, chi è solo e si sente impotente, spaventato e fragile, sì perchè l’essere umano è anche questo, è vulnerabile. Mi piace pensare che una volta finita questa tragedia, torneremo ad apprezzare maggiormente quello che avevamo prima e a non dare più tutto per scontato.

Andrà tutto bene

Oggi ho appreso una notizia meravigliosa che ho voglia di condividere con voi. In tutta Italia, ma specialmente nel nord, c'è stata una drastica riduzione del diossido d’azoto nell'atmosfera che ha portato ad un abbassamento dell'inquinamento, come era successo anche in Cina. L’aria è più fresca e frizzante, i media hanno condiviso delle immagini della protezione civile che mostrano come l’acqua dei fiumi, dei canali sia così chiara e limpida come non si vedeva da tantissimo tempo. A Venezia si vedono i pesci sul fondale e a Cagliari sono tornati i delfini vicino al porto. Forse la natura ci sta mandando un messaggio benefico, ci vuole mettere in guardia. In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, in un momento storico in cui il valore della famiglia è stato accantonato per lasciar spazio all’individualismo assoluto che ha portato a non trascorrere più del tempo di qualità tra le mura domestiche. Il virus chiude le porta di scuole e costringe a trovare delle soluzioni diverse, a ritornare a vivere in comunità dove riacquista valore il parlare veramente e non solo in maniera virtuale tramite social-network. Si riscopre la voglia di raccontarsi, di scoprirsi e di ascoltare. Questa pandemia globale ci sta lanciando un messaggio tra le righe, ovvero quello di imparare a fermarci più spesso per dedicarci a quello che conta davvero, e che l’unione fa sempre la forza, mentre l’egoismo causa di questa società edonisticha ci fa sentire forse un pò più ricchi all’apparenza, ma poveri nello spirito. Ritorneremo a sorridere, a riabbracciarci senza paura, a chiacchierare senza mantenere le distanze e sarà tutto solo un brutto incubo, da cui ci risveglieremo più forti e uniti che mai.

A cura di Michela Dal Toso


Qui sotto le regole per evitare la diffusione del virus COVID-19:

  • lavarsi spesso le mani. Si raccomanda di mettere a disposizione in tutti i locali pubblici, palestre, supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;

  • evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;

  • evitare abbracci e strette di mano;

  • mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;

  • igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);

  • evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;

  • non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;

  • coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;

  • non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;

  • pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;

  • usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.

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