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«Si vive una volta sola» il nuovo film di Carlo Verdone

Dopo due anni dal suo ultimo film «Benedetta follia» il 5 marzo esce in tutti i cinema svizzeri «Si vive una volta sola» di Carlo Verdone.


«Si vive una volta sola» è il 27esimo film da regista e sceneggiatore di Carlo Verdone ed esce esattamente a quarant'anni di distanza da «Un sacco bello», l’esordio dell'artista romano dietro la macchina da presa ed oggi ritenuto un autentico classico. A due anni da «Benedetta follia», Verdone ritorna al film corale, realizzando una pellicola che mescola, come ci ha spesso abituati, umorismo e malinconia. Un film corale come anche «Posti in piedi in paradiso», «Compagni di scuola» e «Ma che colpa abbiamo noi», tutti film che raccontano contemporaneamente la storia di più protagonisti dove avvengono svariati colpi di scena, specialmente nella seconda parte. Il titolo del nuovo film per l’appunto «Si vive una volta sola», è un invito che somiglia molto al «carpe diem» dei latini, un'esortazione ad afferrare e custodire gelosamente nella propria memoria i momenti belli della vita, vincendo la paura di fallire e il timore delle nostre debolezze.


Verdone si affida a tre bravi attori per creare un lavoro di squadra che rende credibile l'interazione fra i quattro protagonisti e la professionalità degli interpreti fa davvero molto per il film, per non dimenticare la esilarante vena comica che accompagna l’artista in tutti i suoi fantastici lavori e crea un legame forte ed indissolubile con gli spettatori che lo seguono con affetto da decenni. Il chirurgo Umberto Gastaldi (interpretato da Carlo Verdone) e la sua equipe composta dal suo assistente Corrado Pezzella (Max Tortora), dalla ferrista Lucia Santilli (Anna Foglietta) e dall’anestesista Amedeo (Rocco Papaleo) sono un quartetto di medici tanto abili in sala operatoria – visto che persino il Papa si affida alle loro cure – quanto inaffidabili, fragili e maldestri nella vita privata ma legati da un’amicizia intensa e goliardica. La loro vittima preferita a cui rivolgere gli scherzi è Amedeo, permaloso e abbastanza ingenuo da arrivare a credere un po' a tutto. Gli scherzi sono crudeli come quelli che architettavano i protagonisti di «Amici miei», e come nel film di Monicelli contengono una buona dose di malinconia e di solitudine esistenziale, ma anche quella immaturità che, intorno ai 60 anni, diventa facilmente patetica. Tante le beffe dei colleghi ai suoi danni: la mamma che arriva a casa sua nel bel mezzo di una «serata galante», la rimozione della sua auto parcheggiata e perfino un giornalista di un importante quotidiano che vuole intervistare proprio lui, l'anestesista. Ma questa vita così piena di spietati scherzi sa essere davvero crudele ed è così che Umberto, Lucia e Corrado scoprono che il loro amico e collega è gravemente malato. Inizialmente nessuno ha il coraggio di dirlo al diretto interessato e invece di avvisarlo immediatamente della sua situazione clinica, decidono di partire tutti quattro per un viaggio on the road tra le spiagge del Sud, per cercare di creare l'occasione giusta in cui confidare ad Amedeo la difficile verità sul suo stato di salute e la voglia di scherzare si trasforma nel desiderio di stringersi l'uno all'altro. Fra incontri surreali, stupefacenti rivelazioni ed esilaranti avventure, i quattro amici inciamperanno in un’esperienza che non dimenticheranno mai, un colpo di scena che potrebbe cambiare per sempre le loro vite. Perché tutto può succedere se sotto un camice bianco, dietro uno stetoscopio, batte un cuore da adolescente.


«Si vive una volta sola» vede un Verdone non l’unico protagonista assoluto tra i quattro personaggi principali, ma ognuno riveste un ruolo fondamentale nella commedia. Questo segna una differenza con gli ultimi lavori dell'autore di «Borotalco» e «Viaggi di nozze», che negli ultimi anni aveva privilegiato storie che si concentravano più sul protagonista o su una coppia di personaggi centrali, mentre si rivela da questo dettaglio che ha collaborato alla stesura della sceneggiatura Giovanni Veronesi, regista e autore che spesso ama gestire dei cast molto nutriti e tanti attori di talento tutti assieme fino al punto da farne un marchio piuttosto riconoscibile. Un altro co-autore del copione è Pasquale Plastino, collaboratore di fiducia di Verdone fin dalla metà degli anni 90 e i due hanno realizzato insieme ben tredici film. All’interno di «Si vive una volta sola» il percorso comico risulta preciso e lineare soprattutto quando questi allegri chirurghi cercano di escogitare un nuovo scherzo da proporre all’amico boccalone: Verdone in quei momenti assume tutte le forme mimetiche che abbiamo già potuto assaporare nei suoi film più celebri, tra imitazioni, battute, e quell’ arte trasformista che possiede in cui riporta in scena le sue maschere. L’artista mette in scena quello che sa fare meglio, intrattenere ma anche fare riflettere.


La sua nuova commedia prende le mosse dal cinema di due grandissimi registi italiani che hanno lasciato un segno nella cultura italica e non solo: Pietro Germi e Mario Monicelli. Innumerevoli sono i rimandi ad un certo umorismo dissacrante che fa dello sberleffo un valore aggiunto, misto al cinismo e alla freddezza delle assurdità a cui la vita, spesso ci sottopone. Verdone mette gli spettatori dinnanzi alla verità ineluttabile della fine della vita, per spingere ognuno di noi a riflettere su quanto avrebbe ancora potuto fare di meglio e in che modo. Un sorriso beffardo che sa aprire la mente, che si interroga sul valore effettivo della nostra esistenza. Per cosa veniamo al mondo? Probabilmente per lasciare traccia del nostro passaggio. L’artista dà nuova linfa ai valori di quel cinema che l’hanno reso celebre, con l’auspicio di aggiungere un tassello in più verso la comprensione del mondo contemporaneo e lasciare ancora una volta il segno grazie alla sua bravura, professionalità e sagacia.





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